
Il passaporto rosso fu
introdotto dal Testo Unico del 1919 per essere utilizzato, ad uso
esclusivo dell'emigrante, per espatriare dal Regno. Rimase in uso
fino al 1928 quando fu abolito con il decreto legge 21 giugno 1028
n. 1710. Era un piccolo libretto caratterizzato da una copertina di
cartoncino rosso dove erano riportate delle avvertenze redatte dal
Commissariato per l'emigrazione. Le "Avvertenze agli emigranti"
mettevano in guardia gli emigranti da eventuali truffe perpetrate ai
loro danni e facevano conoscere, al proprietario del documento, i
diritti basilari che la legge sull'emigrazione gli garantiva.
All'interno, oltre agli spazi riservati all'indicazione delle
generalità e alla fotografia, era prevista anche la possibilità di
indicare la professione dell'emigrante e la sua capacità di saper
leggere e di saper scrivere.
Il passaporto era, infine, completato da alcune pagine riservate
alle annotazioni relative ai rinnovi, ai visti di ingresso nei paesi
stranieri e alle generalità di eventuali bambini al seguito. Una
particolarità specifica del passaporto rosso era quella di avere due
cedole staccabili dove venivano riportati i principali dati relativi
al viaggio (una per il viaggio di espatrio e una per l'eventuale
viaggio di rientro). Queste cedole venivano, poi, inviate
all'ufficio del Commissariato per l'emigrazione e utilizzate per
compilare delle tabelle statistiche sui flussi migratori.
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