Il momento tanto atteso è finalmente giunto e al
sentimento di speranza si aggiunge quello di timore. Si dovranno, da
questo momento, affrontare le incognite di una nuova vita in terra
straniera, a cominciare, appena sbarcati dal piroscafo, dai rigidi
controlli sanitari e doganali che, praticamente ovunque all’estero,
vengono riservati agli emigranti italiani.
Negli Stati Uniti d’America, i viaggiatori giunti con biglietti di
terza classe (i cosiddetti “steerage”), venivano condotti,
subito dopo il loro arrivo ai moli del fiume Hudson, ad Ellis
Island, la stazione federale di immigrazione, aperta nel 1892 su di
un’isola della baia di New
York (chiamata dagli emigranti Isola delle Lacrime per le
sofferenze che vi si pativano) e posta a breve distanza dalla Statua
della Libertà.
In Canada
si giungeva, necessariamente, al molo 21 (Pier 21) del porto
di Halifax dove, tra il 1928 e il 1971, passarono circa un milione
di persone. In Brasile, dopo essere sbarcato, generalmente nel porto
di Santos, l’emigrante veniva mandato all’Hospedaria de
Immigrantes per i rituali controlli sanitari; mentre per chi
giungeva in Argentina (dove un medico effettuava le visite
direttamente a bordo del piroscafo) la tappa obbligata era l’hotel
de inmigrantes ovvero un complesso di strutture, quasi una
piccola città, costruito a partire dal 1906 dove l’emigrante trovava
tutta una serie di servizi che potevano rendere meno difficile
l’impatto con il nuovo mondo.
I controlli doganali a cui erano sottoposti i nuovi arrivati
(passaporti, certificati…) e le domande a cui si doveva dare
risposta erano più o meno sempre quelle ovunque si fosse giunti:
avete un lavoro o un punto di riferimento in questo paese? Avete
avuto in passato problemi con la giustizia? Siete sovversivi o
anarchici? Avete o avete avuto malattie infettive? Siete affetti da
disturbi mentali? Se qualche risposta non convinceva l’esaminatore
cominciava, per lo straniero, l’estenuante routine degli
approfondimenti e delle visite mediche affrontate sempre, però, con
dignità e con la ferrea volontà di iniziare una nuova esperienza di
lavoro appena fuori da quel luogo di costrizione.
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