La valle del fiume Noce - Lucania

Porti, navi e locande

La decisione di partire è finalmente presa. Il passaporto che consente di emigrare è stato rilasciato dalle autorità competenti e il biglietto è stato pagato. Si salutano i parenti, gli amici, il paese e si va alla stazione. Il treno rappresenta sempre il primo mezzo utile, sia che si voglia andare a nord, in Francia o Germania, sia che si debba raggiungere il più vicino porto di imbarco. In questo caso tre sole sono le destinazioni: il porto di Genova, il porto di Napoli o quello di Palermo. Una volta giunti alla stazione della città di mare bisognerà, poi, trovare una sistemazione per dormire (e magari mangiare) per qualche giorno in attesa della partenza del vapore. In questo caso bisognerà stare attenti a non farsi dilapidare il piccolo gruzzolo raccolto, da parte di qualche locandiere poco onesto (magari in Piroscafo Ravenna in navigazionecombutta con l’agente della compagnia di navigazione che ha convinto l’emigrante a partire per il porto con largo anticipo). E i bagagli? Le povere cose che ogni emigrante porta con sé, un fagotto di stracci, una valigia di cartone (i più “ricchi” possono avere con se anche un baule!) possono far gola a tutti quei personaggi con pochi scrupoli che frequentano i dintorni di uno scalo marittimo.  
Le navi poi… Fino alla metà dell’800 non erano altro che velieri che impiegavano delle settimane per giungere a destinazione. In seguito (intorno al 1870) compaiono i primi vascelli a vapore ma la marineria italiana non sempre era in grado di competere con le più attrezzate e ricche flotte straniere. Le navi che battevano bandiera italiana difficilmente raggiungevano una stazza superiore alle 7-8000 tonnellate e, spesso, a solcare l’oceano erano destinati solo i vecchi piroscafi riadattati al trasporto di emigranti. Con gli anni, fortunatamente, gli armatori nazionali sono stati in grado di  apportare notevoli miglioramenti alla flotta transoceanica varando navi sempre più grandi, veloci e lussuose. Tuttavia, non va dimenticato, che gran parte di questi moderni piroscafi, futuro vanto della marineria italiana, sono stati finanziati proprio grazie all’emigrazione di centinaia di migliaia di persone.
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