Dagli inizi del nuovo secolo, e fino al
1914, la società italiana è coinvolta in profondi cambiamenti
sociali ed economici che renderanno il paese più moderno e avanzato.
Il periodo è passato alla storia come età giolittiana dal nome del
politico piemontese, Giovanni Giolitti, che guidò più volte il Paese
tra il 1903 e il 1914 come capo del governo.
In campo economico di rilievo fu la nazionalizzazione delle Ferrovie
e un deciso sviluppo industriale che, con il sostegno da parte dello
Stato, portò alla crescita dell’industria pesante e
di
quella meccanica. Tale sviluppo, fu ottenuto grazie
all’attuazione di una politica di protezionismo doganale e di
commesse pubbliche e interessò quasi esclusivamente le regioni
settentrionali a scapito dell’Italia meridionale che fu lasciata in
condizioni di arretratezza e povertà.
Dal punto di vista politico e sociale l’azione di governo si
distinse per l’approvazione di norme volte alla salvaguardia del
lavoro minorile e femminile, per l’introduzione della legge per
prevenire gli infortuni sul lavoro, per l’istituzione del monopolio
statale sulle assicurazioni sulla vita e per l’impulso dato al
movimento cooperativo e sindacale.
Importante, ai fini della crescita civile e politica del Paese, fu,
infine, l’introduzione del suffragio universale maschile a partire
dalle elezioni del 1914.
La politica estera del ministero Giolitti fu segnata da un forte
impulso coloniale, di stampo aggressivo, che portò il Governo a
dichiarare guerra alla Turchia nel settembre del 1911.
Il conflitto fu più lungo e difficile del previsto ma,
nonostante ciò, permise all’Italia la conquista dei territori della
Cirenaica e della Tripolitania nel nord Africa e delle isole del
Dodecaneso in oriente.
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