La valle del fiume Noce - Lucania

L'Italia post-unitaria (1861-1900)

All’indomani dell’unificazione (autunno 1860) l’Italia si presentava come un paese fortemente squilibrato sia dal punto di vista sociale che da quello economico; infatti, accanto alla Questione Romana, che vedeva la città di Roma rimanere ancora capitale dello Stato pontificio, la classe politica del nuovo Stato si trovava ad affrontare problemi imponenti: rendere culture, tradizioni sociali consolidate ed economie diverse una sola entità nazionale partendo da basi tutt’altro che solide.
In un contesto così caratterizzato la società italiana dovette affrontare importanti questioni che iniziarono a coinvolgerla. Nel corso degli anni ’80 e ’90, infatti, si assistette ad una forte intensificazione dei conflitti sociali (provocati tra l’altro anche  dall’introduzione, nel 1868, Francesco Crispidella “tassa sul macinato”) conseguenti alla maturazione del movimento operaio e contadino che cominciano a configurarsi come  una vera e propria lotta di casse.
In campo politico dopo i governi della Destra che guidarono il Paese subito dopo l’unificazione e mirano ad un rafforzamento dello stato attraverso l’attuazione di una politica centralistica e di rigore finanziario (soprattutto con Quintino Sella), nel 1876 vi fu l’avvento al potere della Sinistra storica di Agostino Depretis che, invece, provò a promuovere una serie di aperture sociali tra cui anche la riforma elettorale del 1882 che ampliava il suffragio elettorale.
 Dopo che le istanze riformatrici si annullarono nella stagione del trasformismo, che cercava di rispondere in un’ottica borghese ed elitaria alla conflittualità sociale, si mise in luce la figura di Francesco Crispi. Il politico siciliano (al governo nel 1887) fu capace di catalizzare ampi consensi ed attuare una politica “forte” volta a riformare lo Stato e a rassicurare le classi politiche ed economiche dominanti con un’adeguata repressione delle istanze rivoluzionarie (repressione dei Fasci siciliani e scioglimento del Partito Socialista) che provenivano dal basso. Crispi, in politica estera, attuò forme di protezionismo nei confronti della Francia, rinnovò l’intesa della Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria-Ungheria e promosse una decisa azione coloniale nell’Africa orientale (Etiopia) che ebbe l’epilogo con la rovinosa sconfitta di Adua (febbraio 1896).
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