La presenza di una numerosa comunità di
italiani in Tunisia ha origini molto antiche ma è solo a partire
dalla prima metà del XIX secolo che il suo peso economico e sociale
diviene determinante in molti settori della vita sociale del paese,
tanto che la lingua italiana diviene la lingua franca nel settore
del commercio e in quello della politica e della diplomazia.
I primi italiani a giungere in Tunisia agli inizi del XIX secolo
furono, soprattutto, commercianti e professionisti in cerca di nuove
opportunità, provenienti, in genere, dalla Liguria e dalle
altre regioni del nord Italia.
A questi primi stanziamenti seguì una fase migratoria vera e propria
caratterizzata dall’arrivo, sulle sponde meridionali del
Mediterraneo, di un gran numero di esuli mazziniani e di carbonari
costretti
all’espatrio per sfuggire alle repressioni politiche messe in atto
dagli Stati preunitari della penisola italiana.
Sul finire del secolo, in seguito alle difficoltà economiche e alla
crisi sociale venutasi a creare nelle regioni meridionali del nuovo
Stato, determinate dalle politiche economiche e fiscali attuate dai
governi liberali, si riversarono a Tunisi e nelle altre città
costiere della Tunisia, decine di migliaia di persone, soprattutto
siciliani e sardi, che emigrarono in gran numero tanto che il
consolato italiano contò, nei primissimi anni del ‘900, più di
80.000 connazionali residenti.
Nel medesimo lasso di tempo l’Italia liberale sempre più manifestava
mire espansionistiche e coloniali nei confronti di quelle aree del
continente africano non ancora sottomesse alla politica coloniale
delle potenze europee. La Tunisia, in questo senso, rappresentava,
per la giovane Nazione in cerca di affermazione internazionale, un
obiettivo piuttosto prelibato che, tuttavia, attirava anche altri
interessi.
La Francia, infatti, già a partire dagli anni ’80, aveva mostrato
una particolare attenzione nei confronti di Tunisi. Risale al maggio
del 1881 la stipula del primo trattato tra lo stato francese e il
Bey di Tunisi (ovvero, il rappresentante dell’Impero Ottomano in
Tunisia) a cui seguì nel giugno del 1883 la convenzione della
Marsa che, in pratica, sancivano la nascita di un protettorato
francese sul paese nordafricano.
Se da una parte questo passo politico portò al peggioramento dei
rapporti diplomatici tra Roma e Parigi (ricordiamo che l’Italia, con
il trattato di La Goulette del 1868, aveva
stabilito rapporti privilegiati con la Tunisia) con l’attuazione di
forti ritorsioni doganali da parte del Governo Crispi, dall’altra,
non va dimenticato, che la necessità di creare una moderna rete di
infrastrutture nei territori di nuova “acquisizione” richiamò in
Tunisia un numero sempre crescente di immigrati italiani.
L’aumento dei nostri connazionali e il loro attivismo sociale creò
notevole preoccupazione nelle autorità francesi che sospettavano
ingerenze negli affari coloniali da parte dell’Italia accusata di
fomentare azioni antifrancesi attraverso finanziamenti e altro
genere di aiuti. Le autorità coloniali risposero creando sempre
maggiori difficoltà allo svolgimento delle attività commerciali e
professionali della comunità italiana. Si giunse addirittura a
costringere i figli dei residenti “stranieri” di origine europea (ma
in pratica questa costrizione era rivolta quasi esclusivamente agli
italiani) a diventare cittadini francesi per mezzo di
naturalizzazioni forzate.
Nell’immediato secondo dopoguerra la Francia, memore dei contrasti
con il regime fascista e della guerra combattuta su fronti opposti,
mise in essere una politica molto repressiva nei confronti della
comunità italiana: si arrivò a compiere azioni di esproprio di
terreni, alla requisizione di beni immobili, alla chiusura di
attività commerciali e culturali (furono chiuse, ad esempio, scuole
e giornali di lingua italiana), ad operare arresti ed espulsioni di
personalità di spicco.
Con la fine del periodo coloniale e la proclamazione della
Repubblica (avvenuta il 25 luglio 1957), i rapporti tra l’Italia e
il nuovo stato tornarono a normalizzarsi grazie alla stipula di
numerosi accordi commerciali tra i due paesi. Tuttavia, questa nuova
stagione di rapporti non conflittuali non impedì alla Tunisia di
dare avvio (nel corso dei primi anni ’60) ad una politica di
nazionalizzazione delle terre agricole attuata per favorire
l’inserimento nel mondo del lavoro di manodopera locale. Questa
politica colpì duramente gli interessi italiani nella regione tanto
che costrinse migliaia di nostri connazionali che avevano perso
tutte le proprie risorse economiche a lasciare il paese e tornare in
Italia.
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