Il sogno americano? Il desiderio di sfuggire a fame e miseria?
L'aspirazione ad un lavoro ben pagato? Ma no, niente di tutto
questo! Semplicemente il coronamento di una storia d'amore
travagliata: questa è la vera ragione che spinse nell'ormai
lontano1904 un giovane lucano a lasciare il paese natio e ad
innescare una vera e propria lotta contro il destino. Come furono i primi anni in America non è dato
saperlo ma quello di cui siamo certi è che Marianna non dimentica
Giuseppe; l’enorme distanza che la separa dall’Italia non le
impedisce di pensare agli zii e di scrivere loro una lettera,
probabilmente all’insaputa del padre. Tra vicini di casa si sa, le
cose si fa presto a saperle. Soprattutto quando arriva una
“corrispondenza” dall’America e il messo comunale arriva urlando a
squarciagola che
Marianna “ha scritto”! Il caso volle che Giuseppe riuscì a dare
un’occhiata all’indirizzo da cui era stata spedita la lettera e
cominciò a meditare sulla possibilità di raggiungere la propria
amata. Quell’indirizzo stampato nella mente non gli dava pace:
doveva trovare il modo di partire. Tramite un compare di battesimo
che aveva un fratello in America riesce a farsi “chiamare” (perché
allora per poter entrare nel Nuovo Continente bisognava avere degli
appoggi). Poteva iniziare così una normale storia di
emigrati italiani che mettono su famiglia, si integrano nella
comunità di italiani ... Ma no! Ancora una volta entra in gioco il
destino che attraverso Giuseppe si diverte a rimettere tutto in
discussione. Dopo la nascita della primogenita, Maria Maddalena, la
famigliola prende una decisione drastica: lasciare l’America e
tornarsene al paese natio! Il ritorno a casa possiamo immaginarlo,
ma non dimentichiamo
Ripercorrendo oggi tutta la vicenda sembra proprio che il destino (o
il caso, o il fato se preferite) scelga delle "vittime" per mettere
alla prova la resistenza, l'audacia, lo spirito libero.
Tutto ha inizio con l’arrivo nel vicinato di una ragazza, Marianna,
rimasta orfana di madre in tenera età e affidata dal padre agli zii
materni dopo vani tentativi di mandare avanti la famiglia da solo.
Marianna viene così allontanata da Francavilla sul Sinni, separata
dal fratello poco più grande di lei e trasferita a Lauria. Dopo un
periodo difficile si adatta al nuovo modo di vivere; va al lavoro
nei campi insieme agli zii che provvedono alle sue necessità senza
farle mancare nulla. Nella casa a fianco alla loro viveva la
famiglia A. e allora i legami del vicinato
erano sacri! Nel più
assoluto riserbo, all’insaputa dei “grandi” nasce un amore che verrà
mantenuto segreto fino a quando lo saprà tutto il paese!
Si sa come
succede nei piccoli centri e poi tra vicini di casa. Fin qui niente
di strano ma ecco che entra in gioco il “fato” con prepotenza, senza
preavviso: il padre di Marianna rivendica la sua paternità e
pretende di riavere con sé la figliola, sottraendola alla custodia
degli zii. Allora si fa avanti Giuseppe, è questo il nome
dell’innamorato, che dichiara il suo amore nel tentativo di
ostacolare la decisione del padre di Marianna. Questo nuovo fatto
però aggrava la situazione e il signor L. su tutte le furie
pensa ad una soluzione radicale: tagliare tutti i ponti con i
parenti, racimolare più denaro possibile vendendo casa e terreni e
partire insieme ai
propri due figli per Nuova York, per l’America! E la forza di questa
decisione su cui da tempo stava meditando gli viene proprio dalla
sopraggiunta novità: l’innamoramento di Marianna!
Dalle liste di sbarco risulta che Maria L. di anni 16 si è
imbarcata a Napoli sulla ....
Il ... con
destinazione Nuova York.
Va aperta a questo punto una brevissima parentesi su
Giuseppe, sul suo carattere impulsivo, forse superficiale, ma
soprattutto molto orgoglioso: l’essere stato “rifiutato” proprio non
gli era andata giù! Non che gli mancassero le ragazze. Al contrario.
Il suo savoir faire, l’aspetto fisico prestante le attirava
come mosche al miele. Ma quel rifiuto non poteva restare impunito!
(e chissà che il signor L. non avesse avuto ragione ad allontanare
Marianna da lui, intuendo di che pasta era fatto l’aspirante
marito!). In breve Giuseppe trova un po’ di soldi (almeno 160 lire),
raggiunge il porto di Napoli e si imbarca: destinazione Nuova York.
Tutto all’insaputa della famiglia che viene avvertita solo a cose
fatte prima di salire sulla nave. Una volta superate le solite
prassi, aiutato da un compaesano che lo ospita (lo stesso che gli ha
fornito le referenze), Giuseppe trova un lavoro da muratore e parte
alla riconquista di Marianna. Cosa sia successo di preciso chi lo sa,
fatto sta che nel 1908 viene celebrato il matrimonio a Nuova York,
matrimonio mai registrato in Italia.
che Giuseppe era partito in sordina! Quel che è
certo è che gli zii di Marianna li accolgono a braccia aperte e li
ospiteranno in quella che, alla loro morte, diverrà la casa di
Marianna e Giuseppe. Quest’ultimo che il mestiere lo sapeva fare,
tirerà su la famigli accettando lavori anche nei paesi vicini. Il
mestiere lo conosceva si, ma era un po’ “farfallone” soprattutto con
le donne. E a quei tempi dovete sapere che il compito di aiutare il
mastro, ovvero la bassa manovalanza, era affidato alle donne,
proprio così alle donne sole, senza marito, senza una famiglia alle
spalle, donne bisognose di guadagnare. E allora mettete insieme le
due cose: Giuseppe fa il muratore e non disdegna di guardarsi
intorno, la M. fa il manovale
ed ha bisogno di soldi. Nasce così una storia che durerà anni ed
anni fino alla vecchiaia di Giuseppe. Intanto la famiglia, quella
ufficiale cresce: nasce Biasino (Biagio), Tanina (Gaetana) e
Teresina, l’ultima figlia che pure darà ai genitore tanto filo da
torcere. Ma torniamo alla tresca di Giuseppe. Non passa molto tempo
che viene a saperlo tutto il paese e la notizia arriva anche a casa
di Marianna! Senza star lì a perderci nei particolari, che pure
sarebbero intriganti, vediamo invece il fato che ruolo ha a questo
punto della storia.
Entra in scena Biasino che ormai quindicenne ha studiato fino a che
ha potuto e poi ha iniziato ad aiutare il padre sui cantieri. Ma i
figli osservano e riferiscono quello che vedono e sentono alle madri. E sui cantieri c’era una certa
M., il manovale! Ad ogni rientro a casa Giuseppe veniva
investito da ingiurie, improperi e rimproveri. Ce n’era uno in
particolare che Marianna non si stancava mai di rinfacciargli: sei
venuto fino in America per rovinarmi la vita!”. Ma la carne è debole
e Giuseppe non era mai stato uno stinco di santo! Torniamo però a
Biasino. Giuseppe lo tratta male, non lo vuole tra i piedi e...
Non si oppone di certo quando il ragazzo decide di partire, di
tornare in quella maledetta America, terra che conosce solo dai
racconti della madre, racconti carichi ormai di rimpianti e
nostalgie di una giovinezza svanita. Biasino si imbarcò nel
1913, i suoi referenti americani lo aiutarono a riprendere gli
studi, imparò l’americano, mise su in breve tempo una impresa edile
e finì con il farsi una fortuna.
Questa volta sembra che il sogno americano si sia
avverato: divenuto ricco e famoso nella comunità di italiani, manda
estratti di riviste in cui vengono citati i suoi lavori (costruisce
opere pubbliche come chiese, piazze, fontane) alla madre e alle
sorelle. Mantiene uno stretto legame soprattutto con Maria
Maddalena, la sorella maggiore che lo aveva allevato quasi come un
figlio. Torna in Italia, e arriva a Lauria portando con sé
un’automobile talmente grande che non riusciva a passare nelle
strette vie del paese. Mette su famiglia a New York, sposandosi con
una italo americana , avrà tre figli ma il destino questa volta non
si limita ad intervenire creando un bivio a sorpresa. No. Questa
volta mette fine alla vita di un uomo ancora giovane, Biasino morirà
all’età di 56 anni, distruggendo così per sempre nella famiglia
A. “il conquistato sogno americano”.
