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Una fase del processo agli imputati dello scandalo della Banca Romana che vide il coinvolgimento di alte cariche dello Stato.

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Terzaclasse.it > 1877-1896 > 1892 - Lo scandalo della Banca Romana - Insediamento del primo governo Giolitti

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1892 - Lo scandalo della Banca Romana - Insediamento del primo governo Giolitti.

Processo per lo scandalo della Banca Romana Sul finire del secolo la società italiana attraversò una crescente crisi economica dovuta alla disponibilità, sul mercato europeo, di prodotti agricoli provenienti da oltreoceano e, in parte, alle ripercussioni della guerra doganale con la Francia, favorita da Francesco Crispi, dopo che il paese aveva subito lo scacco di Tunisi. Le difficoltà finanziarie che ne seguirono videro accrescere le sofferenze di diversi istituti bancari già notevolmente esposti nel settore creditizio e immobiliare. Per risanare i propri bilanci le banche utilizzarono vari artifici contabili mentre gli istituti di emissione (sei diversi in tutto il Regno) iniziarono a stampare carta moneta per un controvalore superiore a quello stabilito dallo stato.
La Banca Romana, per ordine del suo governatore Bernardo Tanlongo arrivò a produrre banconote raddoppiando i numeri di serie. Il governo Crispi, su iniziativa del ministro Luigi Miceli, fu costretto ad istituire una commissione d'inchiesta presieduta dal senatore Giuseppe Alvisi. Al termine dei lavori l'Alvisi presentò una relazione che, tuttavia, fu secretata dal successore di Crispi, il presidente del consiglio Di Rudinì. Alla morte del senatore il deputato Napoleone Colajanni venne in possesso della relazione e il 20 dicembre del 1892 ne diede conoscenza al parlamento.
Lo scandalo fu enorme e fu proposta la creazione di una nuova commissione di inchiesta parlamentare. Giovanni Giolitti, subentrato nel frattempo alla presidenza del consiglio, era preoccupato dal possibile coinvolgimento del sovrano nello scandalo e, pertanto, cercò di mettere in sordina l'affare promuovendo una semplice indagine condotta dal presidente della Corte dei Conti Enrico Martuscelli. Il lavoro del Martuscelli, tuttavia, rivelò la reale portata dello scandalo e mise in risalto il coinvolgimento di diversi parlamentari di primo piano, tra i quali Francesco Crispi e lo stesso Giolitti, che avevano beneficiato di importanti ”prestiti” mai onorati. Per porre un freno al disordine creditizio si decise di riformare tutto il settore bancario. Il 10 agosto del 1893 fu emanata una legge (L. 449) che portò alla fondazione della Banca d'Italia che sarebbe poi divenuta (ma solo nel 1926) l'unico istituto di emissione italiano.

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